Ecco alcuni consigli di lettura del 2003:
| James Atlas, Vita di Saul Bellow, Mondadori, Milano 2003, pagg. 626, euro 32.
Nella sua esuberante autobiografia, “Una storia di amore e di tenebra”, Amos Oz dedica un intero capitolo a quei cattivi lettori che, incalzandolo o blandendolo, vogliono sapere dall’autore “quanto c’è di autobiografico” nelle sue storie. Quelli che arrivano perfino a chiedersi: “Quando Dostoevskij era ancora studente, avrà davvero ucciso e derubato vecchie vedove?” Non è proprio il caso di sorridere: a ogni presentazione di libro la domanda su quanto abbia attinto lo scrittore dalla propria vita compare sempre sulla bocca dello sciocco di turno. Tutto è autobiografia, dice Oz; poi, giustamente, preferisce spostare quella curiosità sul rapporto di identificazione fra lettore e personaggio, fra chi legge e l’infame Raskolnikov, per esempio. E’ in quello spazio che si possono trovare più utili verità. Anche Mario Vargas Llosa nelle sue “Lettere a un aspirante romanziere” offre una risposta al quesito: “la radice di tutte le storie è l’esperienza di chi le inventa, il vissuto è la fonte che le bagna”, solo che l’autore quando le scrive dove compiere una sorta di “strip-tease alla rovescia” e rivestire di più strati di “abiti” il proprio io, fino a non farlo riconoscere più. Insomma, quel che davvero è successo nella vita non aggiunge né toglie valore ai testi. Serve solo a distinguere il calamaio dal quale è stato attinto l’inchiostro che poi ha vergato “un’altra” storia. | |
Jane Austen
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| Elisabeth von Arnim, La moglie del pastore, traduzione di Simona Garavelli, Bollati Boringhieri, Torino 2003, pagg. 436, euro 20.
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Alan Bennett, La signora nel furgone,
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Prosegue la meritoria opera dell’editore minimum fax di pubblicare testi d’autore che siano riflessioni sulla scrittura, la poetica, il mestiere dello scrittore ad usum, fra gli altri, di coloro che aspirano a diventare tali. Le pagine di Henry Miller, da poco in libreria e raccolte sotto il titolo di Una deliziosa tortura, sono una deliziosa forzatura editoriale perché chi volesse ricavare qualche indicazione di carattere generale sullo scrivere, esportabile e applicabile al di là di Miller stesso, non ne uscirebbe con soddisfazione piena. Però può leggere il racconto che lo scrittore americano fa del “suo” lavoro, delle sue ambizioni, delle tensioni, delle sfiducie e delle esaltazioni che lo accompagnarono. | |
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Iris Murdoch, Il mare, il mare, Cosa succede quando si rincontra il primo amore dopo un’intera vita? E’ il nodo che affronta Iris Murdoch - le cui opere la Rizzoli, benemerita, è intenta a pubblicare -, in un romanzo di seducente forza, cattiveria e bellezza: Il mare, il mare. L’acqua evocata dal titolo è quella immensa dell’Oceano fra i cui flutti va a rinfrancarsi un regista teatrale, dopo aver lasciato Londra, la mondanità, la confusione, la sua vita professionale, da sempre dedicata a quella realistica bugia che è il teatro: quel gioco delle parti che viene recitato non solo su un palcoscenico ma anche nell’esistenza di tutti. Tema, quest’ultimo, assai caro alla narrativa inglese del Novecento. Per il protagonista della storia della Murdoch – a sua volta autrice teatrale –, il teatro è stato tutto, l’assoluto, il mezzo per emanciparsi da una modesta condizione sociale, per esprimere il suo potente narcisismo, perfino per amare.
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