
Un modello si aggira, nemmeno in modo troppo velato, per le pagine di questo romanzo, americano che più non si può. Una voce che assomiglia a quella di Carrie Bradshaw, la narratrice di Sex and the city, colei che scrive sul giornale di sesso e singles, mentre le mille luci delle vetrine di New York emettono il loro implacabile, consolatorio richiamo. Guida per uomini ai bagni delle donne di Jo Barrett sembra proprio una storia che si mette in scia, un succedaneo, un derivato, un parente povero ma non presuntuoso, anzi onesto e ripulito come un bis-cugino che si incontri solo in occasione di qualche funerale, un ramo residuale di quella facoltosa famiglia che annovera fra le ragazze anche quella simpatica pasticciona inglese di Bridget Jones. La tonalità che dà avvio al racconto è ormai quella consolidata, appunto, della riflessione sul da farsi dopo la catastrofe, il fallimento, la perdita di quel potente motore narrativo che convenzionalmente chiamiamo amore. E la protagonista è una sigle di ritorno, fresca di divorzio, costretta a lasciarsi alle spalle le luci della metropoli, ridottesi bruscamente “a capocchia di spillo” la sera in cui ha scoperto le prove che il marito la tradiva. Per questo decide di rifugiarsi a smaltire il lutto nella provincia (anche Carrie da lì proveniva...). Per questo si stabilisce ad Austin (Texas), per riorganizzarsi e, perché no?, magari diventare scrittrice di un bel romanzone d'amore. Così, molto semplicemente, come forse può avvenire solo in America, perché da noi è un filo più complesso... Del resto anche Bridget e Carrie lavorano nell'editoria.
Comunque, la nostra eroina, accantonato il romanzo “setosamente umidiccio” che le sarebbe piaciuto scrivere, ben presto ha una più pragmatica idea, quella della guida self-help che anche gli uomini potrebbero compulsare, una serie di istruzioni per l'uso alla conoscenza delle donne, il cui epicentro narrativo sarebbe il bagno, là dove convergono le confidenze più spassionate delle ragazze. Di fronte a questa certezza logistica, ci sia concesso esprimere qualche perplessità, preferendo per le confessioni alle amiche un buon ristorante di pesce. Comunque, bisognava pur avere un'idea originale, estrema, per esordire nel fatato mondo dei libri e cambiare vita.
Ovviamente, la scrittura di tale manuale è un puro pretesto dell'io narrante per raccontare la lenta rinascita dei propri sentimenti, la risalita verso la luce, percorso che, ovviamente, avviene, in compagnia di amiche dalle vicende sentimentali non meno disgraziate e, ovviamente, grazie all'affettuosa tutela del consueto amico omosessuale, esperto in look e buon senso che gesticola ed emette biragnao isterici esattamente come ci si aspetta che faccia. In Sex and the City ce n'erano addirittura due. E almeno si detestavano. Non manca, con spruzzi all'acqua di rose, il risvolto sociologico della permanenza nella reazionaria provincia americana, consistente nell'infelice incontro con una potenziale neo-suocera che sembra una Barbie al collagene, tutta una passamaneria e un rossetto rosa. L'incidente non farà che rallentare l'happy end, naturalmente. La narrazione è suggellata da una sequela di frasi femminili pronunciate nei vari bagni del mondo, dall'India a Toronto, stereotipi stanchi, addobbi un po' funerei di quello che è stato il romanzo delle chick lit, tutto sesso, scarpe e shopping. Non solo le ragazze sono invecchiate, ma hanno anche esaurito per i prossimi anni la loro carta di credito.
