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Buone letture

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Tutto il potere ai lettori!

Mikkel Birkegaard, I libri di Luca, traduzione di Eva Kampmann, Longanesi 2008, pagg. 436, €18.

19/10/2008

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Il romanzo arriva dal nord e ne trattiene molte caratteristiche: intreccia con  raziocinio due fra i generi più fortunati degli ultimi tempi editoriali, cioè il thriller-mistery e il fantasy, proiettandoli su quel non meno acclamato filone che si potrebbe definire meta-narrativo, fatto cioè di libri che parlano di libri. Topo Firmino docet. Non mancano altre stravaganze. In Danimarca, luogo che ne ha visto l’uscita e l’immediato, clamoroso successo editoriale, il titolo era in italiano. La cosa autorizza subito un’ipotesi: è verosimile che al lettore danese quel titolo suoni (forse più che a quello italiano) come “esotico” e che, in qualche modo, induca allo spostamento verso quel mondo “altro” che è il principio fondante del genere fantastico. Seguendo tale suggestione, non stupirà constatare, quindi, che il romanzo fa perno proprio sull’affascinante, immaginario mondo dei libri, quegli oggetti semplici ma potenti, magici alla lettera, che sono in grado di trasportarci “altrove”.
Una libreria antiquaria nel cuore di Copenhagen, quella dell’italiano Luca Campelli, è infatti lo scenario dominante di questa narrazione che fa apparire verosimile – prima, elementare regola del fantasy – qualcosa che non corrisponde alla realtà, convenzionalmente definibile come esperienza quotidiana e razionale, ma piuttosto all’immaginazione o fantasia che dir si voglia. Che cosa vi succede, dunque?
Sul piano dell’intreccio, ad apertura di storia, succede che il proprietario vi muoia al suo interno, in modo violento, eclatante e misterioso. Attacco di cuore, si dice sbrigativamente. Le indagini vedranno protagonista il figlio di Luca, Jon, giovane avvocato in carriera, abbandonato dal padre in tenera età dopo la morte, non meno sospetta, della moglie. Jon è un orfano, dunque, privo di riferimenti e di guida, ma proprio in quella libreria toccatagli in eredità incontrerà il mistero, forse, e la sua spiegazione, oltre che un mondo sconosciuto ai più, in definitiva non troppo diverso, nelle lotte per il potere e la violenza che ne distingue le modalità, da quello che tutti conoscono. E, a questo punto, non si può fare a meno di pensare che il modello sia l’orfano Amleto, rivisitato e corretto.
Resta il fatto che, intorno alla libreria, ruota una qualsiasi Società Bibliofila; non così qualsiasi, comunque, dal momento che i suoi componenti possiedono poteri inauditi e pericolosi. Sono in grado, cioè, di influenzare gli “umani” attraverso la lettura. Sono lettori potenti, e onnipotenti, capaci di entrare nella testa di altri lettori e di condizionarne il comportamento. Basta solo che si dividano fra buoni e cattivi, manicheismo ineluttabile nel romanzo di genere, e il gioco della suspense narrativa è fatto. Anche perché le morti non sono finite con quella di Luca. Infatti, appena il figlio Jon entra nel meccanismo del sospetto, e in quello della seduzione di tale inverosimile potere, l’intreccio è contrappuntato da una serie di suicidi (modalità troppo ricorrente per non essere tematica, nello scenario di una società nordica) che ineluttabilmente lo trascinano nella spirale di questa setta e della sua lotta al vertice. Lo aiuterà, fra gli altri, Katherine, ragazza con problemi di dislessia (disturbo significativo), ma fedelissima alla causa del saggio Luca, che farà conoscere a Jon un calore mai provato prima. Va da sé che fra i tanti libri citati compaia spesso il Don Chisciotte, il potente antesignano del conflitto tra fantasia e realtà, l’inarrivabile esempio dei rischi che si corrono quando i piani si confondono. Rischi di pazzia. Come quelli che più volte ha corso Amleto. Impazzirà Jon o incontrerà il lieto fine? Ai lettori scoprirlo.


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