
Gaston Salvatore è personaggio e drammaturgo dalla decisa cultura cosmopolita. E’ nato in Cile - imparentato con Allende -, ha studiato per fare il diplomatico, poi si è imbattuto nel Sessantotto tedesco e ne è diventato uno dei leader, insieme al sodale Rudy Dutschke. Amico di Hans Magnus Enzesberger, con il quale ha diretto la rivista “Trans-Atlantik, è a lui che per primo fa leggere le sue pièce teatrali, alcune delle quali, ora sono state raccolte in volume, accompagnate da una approfondita conversazione con Alfonso Berardinelli. Un volume che ogni teatro dovrebbe consultare prima di pensare alle proprie produzioni. All’estero succede: in Germania, in Austria, per esempio, dove Salvatore è autore noto e spesso allestito. Autore le cui tematiche sono ambiziose, classiche, e imprescindibili per il nostro Novecento, o per il nostro tempo tout court, come dimostrano i 4 drammi del volume Scheiwiller.
Si tratta di drammi storici, al cui centro si muove, e talvolta si agita come un fantasma, una cattiva coscienza, un personaggio reale o fittizio della Storia più recente, come nella migliore tradizione shakespeariana, essendo il bardo il modello impossibile di Salvatore. Drammi che attraversano il nucleo recidivo del Male, o un tema non meno importante e spinoso come la gestione del potere, per esempio, senza alcun moralismo ma con un’unica necessità intellettuale, conoscitiva: guardare da vicino, attraverso un esorcismo teatrale dagli impeccabili meccanismi, le ambivalenze, le seduzioni, le illusioni subite e gli errori, spesso gli orrori, commessi da chi ha, o ha avuto, responsabilità sugli uomini. Come Stalin, sulla cui senilità si proietta quella di Re Lear, alla vigilia della morte e alla spartizione del suo impero politico. O come il “folle” Rudolph Hess, il creatore e braccio destro di Hitler, ritrovato nel carcere di Spandau, in attesa della morte, a ripensare al viaggio in solitaria su un aereo alla volta dell’Inghilterra, per trattare con gli inglesi. O come Allende, alla vigilia del golpe cileno nel quale sarebbe morto, insieme al suo progetto riformista. O come Monsieur Joseph, un perturbante, spettrale personaggio della Storia nonostante la sua anonimità, un ebreo trafficante di uomini nella Francia invasa dai Tedeschi, ritrovato su una nave che, nel dicembre del ‘58 sta andando da Israele verso la Francia, tornando cioè sul luogo di delitti, di collaborazioni, connivenze e doppi giochi che non sono mai stati disvelati fino in fondo. Né, quindi, davvero superati dalla Storia. Solo la letteratura può ripercorrere quei momenti, ad alta intensità drammatica, in cui le tragedie stanno per compiersi e niente può fermare il loro corso. Anche perché c’erano tutte le premesse, e gli errori ideologici, per farle accadere.
