
Il fenomeno è indiscutibile: aumentano i testi dedicati al lavoro editoriale. Segno che esiste un pubblico sempre più interessato al piccolo mondo (antico?) che si muove intorno ai libri e alla loro fattura. Non solo saggi, ma anche di gustose narrazioni sulla vita quotidiana nelle case editrici, racconti in prima persona, memorie, schegge di vita vissuta fra bozze e tirature. Il sottotitolo che accompagna il curioso volumetto di prossima uscita da Guanda, mira a tutti quei lettori appassionati di Virginia Woolf e dell’eccentrico gruppo di Bloomsbury, e segnala che è stato scritto da “un ragazzo alla Hogart Press”, vale a dire dalla prospettiva “innocente” di un giovane apprendista, assunto da Leonard, il taciturno, intelligente marito della scrittrice più modernista del Novecento europeo.
Anche lei lettrice severa dei dattiloscritti che ambivano a essere pubblicati per il loro raffinato marchio; anche lei immortalata nello scantinato di Tavistock Square, nel cuore del quartiere più famoso della letteratura inglese, mentre si rolla numerose sigarette, prima di rintanarsi in un poltrona, a scrivere parole su parole. Un po’ inarrivabile, come da leggenda tramandata. E’ così che la vede il giovane Kennedy, sedicenne alla fine degli anni Venti, garzone tuttofare nei primi tempi, dopo qualche mese improbabile rappresentante di catalogo e novità in giro per le province del Regno Unito, talvolta perfino inascoltato lettore di dattiloscritti. Per esempio, a lui Ivy Compton-Barnett, e il suo romanzo Fratelli e sorelle, piaceva, mentre per Leonard quella donna troppo trasgressiva e sarcastica non era “nemmeno capace di scrivere”.
Clamoroso errore di Leonard, e Virginia, forse troppo compresa quest’ultima del successo del suo Orlando, o troppo poco incline all’ironia quanto la Barnett. Fatto sta che il giovane Kenndy, fra feste popolate di personaggi stravaganti, pattinate sui laghi ghiacciati, week-end nella casa di campagna dei Woolf, svagatezze, e incidenti editoriali imperdonabili (come sbagliare l’ordinativo della carta per l’opera omnia di Mrs.W…), finalmente trova la propria vocazione artistica diventando un magnifico disegnatore e lasciando la Hogarth Press per sempre. Salvo ripensare, alcuni decenni dopo, a tutti quei piccoli sublimi mostri. E decidere di raccontarli in parole e immagini, con un libro stampato negli anni Settanta. Amabile ritratto di un mondo che fu, vergato con un pizzico di irriverenza. Ma non troppa. In fondo, anche lui era dei loro.
