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Buone letture

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Zia Mame, sei una bomba!

Patrick Dennis, Zia Mame, a cura di Matteo Codignola, Milano, Adelphi 2009, pagg. 380, € 19.50

09/08/2009

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Le telefonate si rincorrono fra garruli punti esclamativi: “D’ora in avanti, io sono zia Mame!!!”, sentenziano le più ironiche. “Perché non sono come zia Mame?” si lamentano quelle che giocano a far le spaurite. E’ questo uno dei segreti che fa scattare il passaparola, l’apriti Sesamo dell’editoria, quel gorgogliante bouche-oreille che decreta il successo di un libro: l’identificazione diretta fra chi legge e quello che legge. Poiché non siamo ideologici, ci piace provare a capire il motivo dell’entusiasmo che stanno tributando le lettrici (di sicuro in numero maggiore rispetto a quello dei signori uomini, come succede spesso quando esplode un best-seller) a Zia Mame, il libro dell’estate, l’ennesimo colpo messo a punto da Adelphi.
Zia Mame è un esempio estremo, iperbolico, perfino sottilmente parodico, di quella gamma di comportamenti definiti come anticonformisti, stravaganti, eccentrici. E’ ovvio che la prima, semplice spiegazione delle tante briose ristampe si trova nella melma, depressa e conformista, a cui ci adeguiamo ogni giorno. La leggerezza, l’andare allegramente controcorrente di Zia Mame si oppone a quella densa penombra che stiamo attraversando, che talvolta è ottundimento, talaltra volgarità, grevità quasi sempre e per ogni dove. Il romanzo ci trasporta “altrove”, insomma, come un refrigerante zefiro, proprio per il suo registro lieve, da commedia brillante, quella scritta dai migliori sceneggiatori di Hollywood.
Ma questa è solo la prima risposta, la più facile, e da sola non basterebbe a fare i numeri che si stanno profilando in libreria.
Zia Mame è, dunque, una donna gioiosamente eslege. Tuttavia, solo per lei la vita significa cogliere il meglio fior da fiore: tanto è vero che il fratello, assegnandole l’educazione del figlio, in caso di propria morte prematura, avverte il figlioletto decenne che, in quello sciagurato caso gli si prospetterebbe un destino che non augurerebbe “neanche a un cane”. Zia Mame infatti, al contrario di lui, favorevole a un’educazione protestante, è  spudoratamente contraria alla “tradizione”, parola magica, soprattutto a metà degli anni Cinquanta, quando il romanzo resisterà per ben 52 settimane fra i primi dieci più venduti d’America. Toh, guarda, bella analogia. A distanza di cinquant’anni il successo si ripete e di fronte a noi si staglia lo specchio, socio-antropologico, del periodo più codino che l’Occidente abbia conosciuto. Zia Mame è anticonformista, trasgressiva, esplosiva, lo dice il nome stesso, come ha segnalato a chi scrive la brillante americanista Alide Cagidemetrio. Per un abitante degli States di quegli anni, infatti, il nome Mame era ineluttabilmente associato alla canzone che Rita Hayworth cantava in Gilda, quando, irresistibile, si sfilava un guanto e seduceva il mondo cantando “Put the blame on Mame”, diventando all’istante il simbolo dell’erotismo femminile più indomabile ma, insieme, una “formidabile istituzione americana”, come avrebbe detto il presidente Roosevelt. Gilda l’atomica, appunto, appellativo conferitole dai militari compatrioti che nel ’46 presero a sganciare alcune micidiali bombe sull’arcipelago di Bikini e vollero la sua sagoma sugli aerei predisposti all’eccitante funzione. Siamo nei ravvicinati paraggi dei miti fondativi dell’America del dopoguerra; fra i quali spicca New York, nuovo epicentro del moderno, là dove bisognava vivere, la metropoli che aveva eclissato, oltre a quello di altre città americane, il primato di Parigi e dell’Europa, luoghi sconfitti dalla Storia. Ed è a New York che confluiscono tutte le mode culturali. Si chiamano psicanalisi, esotismo, creatività, mondanità, cinema, teatro, musical. Zia Mame, come la città, ne è il concentrato, passando da una all’altra con amabile superficialità, sempre lambendo lo snobismo, ma mai facendosi imprigionare dai suoi mediocri ricatti. E’ zia Mame che con soave grazia fa fuori il vecchio, tradizionale Sud, diventando in pochi giorni un’esperta cavallerizza e oltraggiando così l’ex-fidanzata di un marito che la lascia presto ma assai ricca. E’ zia Mame che propone al giovane nipote un’educazione libera, prospettandogli una scuola “dove si va a lezione nudi, e la classe è piena di lampade ultraviolette. Entro il primo semestre ti sradicano tutte le inibizioni”. E’ lei che si improvvisa scrittrice, indossando magnifici tweed, per coerenza stilistica con il suo nuovo personaggio, avendo come faro Virginia Woolf, ma restando incapace di vergare una sola riga che non sia inutilmente autobiografica. E’ lei che con la crisi del ’29 perde tutto e non si perita a fare la commessa. E’ lei che vorrebbe far sposare al cresciuto nipote almeno una di tre sorelle che sembrano appena scese da un quadro di Dante Gabriele Rossetti, tutte molto colte ma, appunto, seriali, mortuarie replicanti. Zia Mame non si spaventa di fronte a niente, cambia, muore e rinasce, come si conviene negli States. Adotta tutte le culture e le mode, ma non è mai del tutto ridicola, perché non è una snob. E’ un’eccentrica. Un po’ come l’esuberante Miss Brodie di Muriel Spark o, più recentemente, la misantropa Signora nel furgone di Alan Bennett. Resta, però, americana: le sue stravaganze sono sempre utilizzate a fin di Bene. Intanto, con spavalda leggerezza, trasmette a molte, molte casalinghe il sogno della grande Mela e rende pop alcune culture “liberatorie”, non conformi, emanate da una New York che ha acceso le sue mille luci e le irradia fino alla provincia. Non si resta in classifica 52 settimane senza la middle class che si riconosce in quello che legge, né allora, né ora.
Un’ultima considerazione investe l’editore italiano di Zia Mame, Adelphi. Con formidabile fiuto è riuscito, ancora una volta, a tenere insieme molti lettori e alcune caratteristiche storiche della sigla che un po’ assomigliano, per eclettismo, a questo esilarante personaggio. Riuscendo così, in un’impossibile quadratura del cerchio, a proporre, insieme a Zia Mame, una sorta di suggestivo ossimoro: l’eccentricità di massa. Del resto, anche nel titolo originario, Auntie Mame, c’era una rassicurante ma esplosiva zietta.


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