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Buone letture

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Affascinante onnisciente - Una vita per la letteratura

Muriel Spark, I consolatori, traduzione di Monica Pareschi, Milano, Adelphi, pagg. 246, euro 19

30/08/2009

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Il suo biografo, Martin Stannard, ne è proprio convinto: la parola cambiamento attiene più alla vita di Muriel Spark che ai suoi romanzi. Nata in una famiglia dalla posizione sociale modesta, dopo un misterioso soggiorno in Africa e la fuga da quella terra, oltre che da un marito violento, con il successo letterario la Spark venne baciata da fama e ricchezza, tanto che a un certo punto riuscì perfino a regalarsi un magnifico cavallo da corsa, proveniente dalle reali stalle della monarchia inglese.
Mentre nel Regno Unito è appena andata in libreria la biografia della scrittrice (Muriel Spark, The biography, Weidenfeld & Nicolson, pagg. 658, euro 25,00), un volume molto documentato che lei volle rivedere riga per riga prima di morire nel 2006, maniacale com'era nella tutela della propria privacy (per dire una delle tante intransigenze, al figlio che aveva abbandonato bambino non perdonò mai di aver rivelato le sue origine ebraiche), Adelphi fa uscire il suo romanzo d'esordio, I consolatori, pubblicato nel 1957, dal quale si evince che già all'altezza del primo libro il mondo di questa scrittrice (le sue ossessioni, i personaggi e i temi) c'era già tutto, così come l'avremmo visto svilupparsi nei lavori successivi. Davvero sorprendente per la maturità e la compiutezza. E anche per l'ironia, lo spietato senso del grottesco con cui tratteggia i molti personaggi che lo popolano, siano essi un libraio che parla di occultismo con eccitazione e improbabili birignao (uno dei suoi tanti sgangherati snob), una vecchia nonna impegnata in un traffico di diamanti grazie a delle pagnottte di pane fresco o una scrittrice che prigioniera di una crisi mistica (“Amo più Dio di te”, confesserà al fidanzato incredulo), sente delle strane voci. Ma, curiosamente, si tratta di voci che riproducono, o anticipano, i suoi pensieri; molto simili a quelle di un narratore onnisciente che, come avveniva nell'Ottocento, sa tutto, davvero tutto, dei suoi personaggi.
In questo modo il romanzo contiene anche una dimensione metaletteraria, un luogo che, misteriosamente, sta al di sopra delle cose che avvengono ai suoi protagonisti. Qualcuno sa già tutta la loro storia e la sta scrivendo, anzi l'ha già scritta. E la storia riguarda, qui come in altri libri successivi, un gruppo di persone, una comunità dove ognuno spia l'altro. Nemmeno troppo cristianamente.
In questa prospettiva si possono riconoscere le tracce della conversione della Spark al cattolicesimo, anche se la scrittrice, con spietatezza laica verrebbe da dire, non si sottrae a denunciarne i rituali più retrivi, le superstizioni, le credenze più ingenue. Il fatto è che l'unico vero culto “novecentesco” che appare intangibile in questa storia, il cui fascino subì subito anche Evelyn Waugh, è quello per la letteratura. L'ultimo altare possibile a cui sacrificare la vita, affetti compresi.


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