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Buone letture

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Veduta su casa Tintoretto. Venezia e la famiglia del pittore

Melania Mazzucco, Jacomo Tintoretto e i suoi figli. Storia di una famiglia veneziana, Rizzoli 2009, pagg. 1226, €42.

28/02/2010

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Tutto comincia molti anni fa quando, nell’inverno del 1990, una giovane Melania Mazzucco entra nella chiesa della Madonna dell’Orto, a Venezia, sestiere di Cannaregio. Ed è  ipnoticamente attratta da un quadro in cui una bambina sta salendo una grande scala, al culmine della quale la sta attendendo un sommo sacerdote. Il passo della bimba è incerto, ma viene incoraggiata da una donna che le mostra una coetanea, più in alto, già quasi al cospetto dell’autorevole prelato. Il cielo è denso di nuvole. E’ la Presentazione di Maria al Tempio, una tela dipinta da Tintoretto fra il 1554 e il '56.
Da quel momento, con l’insinuarsi inesorabile dell’ossessione, la scrittrice si mette sulle tracce di quella piccola donna che sta crescendo, subito pensando, però, che in quel movimento ascensionale sia immortalata la figlia del pittore. E per parecchi anni, per alcuni mesi ogni inverno, si immerge negli archivi veneziani. Ne uscirà con un intenso romanzo dedicato proprio a quella misteriosa bimba e al suo complesso rapporto con il padre, intriso di amore, anticonformismo, ambizione, arte, di ammirati e ininterrotti sguardi reciproci: La lunga attesa dell’angelo (2008). Da poco, sempre per Rizzoli, ha pubblicato la corposissima documentazione servita per scrivere quel romanzo storico: Jacomo Tintoretto e i suoi figli. Confrontare i due testi è un’esperienza di estremo interesse per chi volesse verificare il rapporto fra documento e finzione, il vero e il verosimile. Ma per restare sulla biografia della famiglia Tintoretto, va detto subito che raramente capita di recensire un libro con analogo entusiasmo. In questa storia è tale il numero delle vicende, dei personaggi, degli ambienti, dei mestieri, dei luoghi, dei dati, delle scoperte documentarie, degli infiniti rivoli narrativi, e tale l’eccellente qualità della scrittura, che se ne può solo dire solo il meglio. 
Alle spalle della complessa, eccentrica personalità di Tintoretto, e alla sua dedizione senza limiti alla pittura, fatta di gesti gratuiti e cinismo, vitalità e irriverenza a ogni autorità costituita, prima fra tutte quella di Tiziano (un maestro che temeva il talento dell’allievo), si apre lo scenario di una città, la Venezia della seconda metà del Cinquecento, che è, insieme, all’apogeo dello splendore e sul crinale di un declino senza ritorno. Una città dove vige, da secoli ormai, un’unica, indiscussa legge: quella di un mercato che è libero, e feroce, come nessun cittadino. Dove tutto si compra e si vende, arte compresa, uguale a ogni altra merce. Ma il Cinquecento veneziano è anche il secolo che ha avuto almeno due primati artistici e culturali: la pittura e l’editoria. I pittori si rubavano gli appalti, per poi produrre capolavori, e gli editori stampavano libri, di qualità e commerciali, la cui prima tiratura arrivava anche a tremila copie. Cominciavano ad apparire i primi best-seller, magari mentre in città scoppiava la peste, arrivavano nuovi cittadini da ogni dove, si allestivano le tante navi per la battaglia di Lepanto. Alcuni giovani, però, partivano partivano per l’Oriente, alla ricerca di luoghi più mistici e profondi. Come accadde a uno dei figli di Tintoretto, perduto nel nulla verso est. Jacomo aveva occhi solo per Marietta, la prima figlia, illegittima, che vestiva da uomo, studiava musica e si rivelò ben presto una valente pittrice, calcando le orme paterne ma morendo troppo giovane. Altre si fecero monache. Ed ecco allora che il lettore entra nei tanti conventi della città, nei lazzaretti, nelle osterie, nei bordelli, nelle sacrestie, nei sontuosi palazzi di nobili e mercanti; e si ferma davanti agli arredi, ascolta la musica che vi si suonava, partecipa alle feste esclusive e popolari. Intanto, Tintoretto continua a dipingere febbrilmente, fino alla vecchiaia, forse inseguito dai fantasmi di tutti coloro che la sua vocazione artistica ha inesorabilmente triturato, come si legge nel romanzo. I figli, e i tanti sconosciuti veneziani, verranno risarciti da un altro libro. Magnifico, splendido come quel secolo.


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