
Teresa fa le scuole medie, al rione Luzzati, periferia di Napoli, zona industriale, cioè nel nulla di autosaloni e negozi sfitti. E’ figlia di un camorrista “importante”, padre e madre sono in galera, vive con la nonna, è una ragazzina intelligente. Per la lezione di scrittura creativa, svolge un esercizio sul punto di vista e racconta la storia, ambientata in un circo, di un coltello. Da giovane quell’attrezzo lavorava in un ristorante, poi, fallito il locale, era stato acquistato da un lanciatore di coltelli che si esibiva proprio in quel circo, ma a un certo punto era stato sottratto per compiere un omicidio. Trattenendo sul manico le impronte dell’assassino è l’unico in grado di mettere la polizia sulla pista giusta. E così farà, permettendo alla giustizia di trionfare. Le pagine sono in buon italiano, l’intreccio e la tensione narrativa tengono. Le prof si guardano fra loro, incredule e ammirate: “Ma allora funziona!”. Funzione della scrittura di “finzione” è anche quella, si sa, di esprimere, in forma compiuta, dei desideri rimasti tacitati. La fantasia di Teresa aveva come oggetto la legalità.
E’ questo uno dei tanti, eloquenti racconti che ci offre Antonella Cilento in Asino chi legge, libro dagli scenari sempre intensamente contraddittori: desolanti ed entusiasmanti insieme.
Il soggetto è unico: la scuola del Belpaese, il suo degrado, la triste rassegnazione di chi la vive, la depressione che produce, ma anche gli insospettati fervori di alcuni insegnanti, il lavoro che continuano a fare a dispetto di stipendi modesti, edifici fatiscenti, riunioni su riunioni, crediti per i concorsi, ragazzini senza alcuna educazione che non sia quella della televisione guardata a manetta e dello zainetto nuovo. Su questo sfondo, noto a tutti peraltro, s’innesta il lavoro della Cilento, scrittrice, autrice teatrale ma da molti anni anche insegnante di scrittura creativa itinerante per la penisola ad usum di professori e allievi che provano a ossigenare di narrazioni, punti di vista inconsueti, itinerari di lettura imprevisti, le mattine di canoniche lezioni o i pomeriggi di aggiornamento. E’ inevitabile che Asino chi legge, essendo una sorta di reportage da quel fronte in rotta che è la nostra scuola, trasudi riflessioni scorate, perplessità e rabbia. Ma, non mancano una pietas talvolta dolcemente ironica e molta, molta determinazione. La sua autrice, infatti, non depone mai le armi, raramente è tentata dalla rinuncia. Nemmeno quando quei professori che l’hanno chiamata come Esperto Esterno, come Scrittore in carne e ossa, sono più “sfrantummati” dei ragazzini che dovrebbero educare. Militante della lettura, che la scrittura sempre presuppone, la Cilento sa bene di essere in posizione di resistenza. Ma, come chiunque insegni questa stravagante materia, dentro o fuori dalla scuola, è convinta di compiere un piccolo, quotidiano atto di etica e di civiltà. Ma un po’, lo diciamo con complicità, crede nelle favole: ogni lettore conquistato alla passione per i libri, può trasformarsi da asino ragliante in principe o principessa. O in un burattino che si scioglie dai fili che lo comandano. Forse per questo si è ricordata a lungo della ragazzina Teresa.
