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Buone letture

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Viaggiatrici

AA.VV. Le vere signore non viaggiano, a cura di Renata Discacciati, Archinto, Milano 2005, pagg.150, euro 12; Amelia B. Edwards, Mille miglia sul Nilo, a cura di Corinna Rossi, Archinto, Milano 2006, pagg. 232, euro 16,50; Lèonie D’Aunet, Oltre Capo Nord – Viaggio di una donna allo Spitzberg, Voland, Roma 2006, pagg. 252, euro 13.

16/04/2006

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Per gli amanti del glicine e del sole. Piccolo castello medievale italiano sulle coste del Mediterraneo, affittasi ammobiliato, per il mese di aprile. Servitù inclusa”.
Siamo alle prime righe, riconosciute da chiunque ammiri Elisabeth Von Arnim, di un delizioso romanzo che racconta della vacanza, italiana e pittoresca, di quattro stravaganti signore inglesi: Un incantevole aprile esce nel 1922 (a riprova di quanto la scrittrice fosse documentata sull’ambientazione compaiono anche degli sparuti fascisti) e segna un punto di non ritorno del costume culturale anglosassone: il Gran Tour in Italia, nato per convenzione nel 1670 con il giornale di viaggio dell’inglese Richard Lassels, sta per finire. A quella data, del desiderio di conoscenza di arte e storia che per oltre due secoli ha mosso aristocratici, grandi artisti e studenti fervidi quanto squattrinati, è rimasto solo un “piccolo castello medievale”; ormai il turismo tende a farsi di massa e stanziale e, con sottintesi femministi, sta diventando fuga da una routine piccolo-borghese, da un matrimonio infelice, da un “club per signore” londinese modesto e deprimente. Ma, appunto, non è sempre stato così. Lo testimoniano alcuni libri di viaggio, curiosamente tutti firmati da donne, la cui comparsa in libreria (insieme ad altre prossime uscite presso gli editori maggiori) ci autorizza a pensare che il reportage sia un genere (fin qui considerato minore) in netta ripresa nei gusti del pubblico. Bene.

Allora, segnaliamo un titolo divertente, Le vere signore non viaggiano, smilza ma succosa silloge di testi scritti da viaggiatrici in giro per Europa, Africa, Asia e Americhe varie. Vi si racconta di paesaggi esotici e incantamenti, costumi locali e curiosità intellettuali di donne che contravvenivano a una morale vittoriana (alla quale si allude ironicamente nel titolo) assai severa nei confronti di chi si allontanasse dalle austere mura domestiche senza la scorta di un marito. Nell’Ottocento non era proprio opportuno muoversi in autonomia. Ma alcune signore intrepide lo fanno. Come Amelia B. Edwards, giornalista e sostenitrice fra le prime del movimento delle suffragette inglesi, che compì un lungo viaggio in Egitto, documentato in Mille miglia sul Nilo, il cui esito fu quello di trasformarla in un’avanguardia negli studi di egittologia. Per sommo di trasgressione la Edwards viaggiava insieme alla compagna della sua vita, segnalata nel testo con una elusiva iniziale, L. Al di là dell’aneddotica biografica le va riconosciuta una scrittura di godibilissima lettura, concreta, narrativa, ironica, attenta ai monumenti quanto alle antropologie, sensibile alla visione maestosa delle piramidi o delle moschee quanto a quelle dei tanti diversi “maomettani” che incontrava.

Analoga abilità narrativa è posseduta da un’altra pioniera dei reportages, la francese Léonie D’Aunet che nel 1839, diciannovenne, seguì il marito pittore (già, non c’erano ancora i fotografi a documentare le imprese!) in una spedizione scientifica che raggiunse il Mar Glaciale Artico. Tornata in patria ebbe una peccaminosa relazione con Victor Hugo, scoperta la quale fu segregata prima in una prigione destinata alle donne ‘perdute’, poi in un convento per poi essere bandita dal bel mondo parigino. Hugo, con gesto non esattamente elegante, si appellò alla propria condizione di Pari di Francia e rivendicò l’immunità. Ma nel giro di qualche anno, Léonie D’Aunet, di evidente tempra forte, trovò il modo di riscattarsi scrivendo proprio il resoconto di quel viaggio giovanile “Oltre Capo Nord”, che in breve divenne un libro di grande successo. Donna assai colta, durante quella spedizione non mancò di visitare i maggiori musei delle città europee, riconoscendo i capolavori e commentandoli, così come si rivelò attenta ai costumi (senza distinzioni fra abitudini e abiti) di donne e uomini che si trasformavano via via che il Nord le si prospettava alla vista; paesaggi compresi, ovviamente, le cui descrizioni echeggiavano i moduli della letteratura romantica, senza tuttavia concedersi troppo ai cliché. Donna di spirito, quell’esprit francese che è insieme umorismo e cultura, descrisse la “natura grandiosa e terribile” dei ghiacciai, raccontò di tempeste, gelidi venti e marosi, descrisse marinai, scienziati e divinità nordiche. Con competenza, puntualità e seducente leggerezza. A distanza di tanti anni, e dopo quello che le era successo al ritorno a Parigi, la vita doveva sembrarle, saggiamente, solo quello che è: un assurdo e affascinante Gran Tour. Alle volte un po’ stanziale.

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