Tutto in una notte
di Gabriele Zoja, I° livello - 28/02/2007
Tema: "Tutto in una notte" - 1° classificato
Nonostante fossero passate da poco le dieci di sera, gli uffici della Barney Bank erano in piena attività. Entrando quella notte nell'antico palazzo in centro, sede della banca, si sarebbero subito potuto notare alcuni furgoni neri senza insegne nel parcheggio interno e una decina di persone, vestite con tute da lavoro, che ammassavano grosse scatole di cartone. Ogni scatola aveva una sigla diversa impressa con inchiostro rosso su tutti i lati. Ai piani superiori, i dipendenti si muovevano in silenzio lungo i corridoi, trasportando fascicoli, computer portatili, CD-rom. L'apparente moto disordinato di quelle persone era in realtà governato da uno schema ben preciso, spedito loro per posta elettronica nel tardo pomeriggio. Bisognava cancellare tutto, documenti cartacei, supporti elettronici, archivi. La Barney Bank era al centro del più grande scandalo finanziario che il paese avesse mai conosciuto e doveva sparire. Quella notte.
Le poche persone che occupavano gli uffici all'ultimo piano dell'edificio erano le più indaffarate. Le segretarie se n'erano andate nel tardo pomeriggio, portandosi via i loro profumi dozzinali e le loro speranze in un aumento. L'intera dirigenza della Barney Bank era stata quindi lasciata sola al proprio destino. Nessun Master, training interno o corso di tre giorni in qualche esclusiva località sciistica aveva insegnato a quelle persone come formattare il disco fisso di un computer. In uno di quegli uffici, Giulio Ciampa, atletico dirigente quarantenne, stava sudando da più di un'ora intorno al suo laptop, cercando di rimuovere la batteria con un tagliacarte, regalo del C.E.O. della banca in occasione della sua promozione a Country Manager. Si era liberato della cravatta un'ora prima, ma la sua camicia azzurra era ormai diventata di un blu scuro chiazzato. Decise di aprire una finestra, per contrastare il caldo soffocante di quella notte di fine luglio. Si affacciò sul piccolo cortile interno e osservò le persone che passavano di fronte alle finestre illuminate. Il cortile era deserto. Pensò che il suo laptop, nonostante fosse stato progettato per resistere a qualsiasi urto, si sarebbe aperto come una noce di cocco se lasciato cadere da quell'altezza. Tornò alla sua scrivania, strappò i fili che lo collegavano alla rete intranet e lo lanciò in direzione della finestra aperta. Il rumore che udì dopo pochi secondi non fu quello che si sarebbe aspettato da un apparecchio elettronico che si sfracella dal quarto piano. Un tonfo sordo. Nessuno sferragliare di parti metalliche. Un tonfo sordo. Nient'altro. Si affacciò alla finestra. Vide il computer intatto, una macchia scura sul ciottolato del cortile e una persona sdraiata, a faccia in giù. Giulio Ciampa si girò di scatto verso la sua scrivania e tracciò mentalmente la traiettoria del suo laptop: al rallentatore, si rivide nel gesto di lanciare quell'attrezzo di tre chili e settanta, lo vide percorrere in volo la distanza dalla scrivania alla finestra per poi precipitare verso il basso. Guardò di nuovo in direzione di quella sagoma a terra, sperando di coglierne un segno di vita. L'unico movimento che riuscì a percepire fu l'allargamento continuo della macchia scura per terra. Guardò verso le finestre. Nessuno sembrava essersi accorto di nulla e il cortile era poco illuminato. Giulio Ciampa si passò una mano sul cranio rasato. "Bel casino", sussurrò. Decise di andare in cortile per controllare lo stato delle cose. Percorse i corridoi senza incontrare nessuno. Scese le scale di servizio a due gradini alla volta e uscì da una porta d'emergenza. Il corpo a terra si rivelò essere quello di una donna. Era vestita con un completo scuro: i pantaloni erano a vita bassa e un tanga azzurro spuntava da sopra la cintura. Dal suo abbigliamento e dal suo culo Giulio Ciampa riconobbe una delle tipiche assistenti trentenni alla continua ricerca di un contratto da partner. La sua mano destra stringeva un pacchetto di Camel Lights, probabilmente era uscita per fumarsi una sigaretta. La macchia di sangue aveva ormai raggiunto il tombino al centro del cortile e non c'erano dubbi che la ragazza, nonostante il bel culo, non avrebbe mai avuto quel contratto. Giulio Ciampa si accovacciò di fianco a lei, facendo attenzione a non sporcarsi le Church di sangue, e le scostò i capelli. La giovane donna aveva un viso da adolescente, il trucco leggero e sembrava dormisse. Giulio Ciampa osservò poi il laptop, intatto, con il led luminoso ancora acceso. Decise che la cosa più logica da fare fosse di farlo sparire al più presto. Si allungò sopra il corpo della donna per prenderlo. In quel momento lo squillo del cellulare lo fece sobbalzare. La sua non-più-giovane, depressa e sterile moglie lo stava chiamando. Fece tacere il telefono. Afferrò il computer, lo pulì dal sangue sui pantaloni della donna e tornò nel suo ufficio, di nuovo senza incontrare nessuno. Si sedette alla sua scrivania e si accese una sigaretta, cercando di calmarsi e riflettere sulla situazione. Nessuno l'aveva visto lanciare il laptop o recuperarlo in cortile. Le persone all'interno dell'edificio erano troppo occupate a cancellare gli indizi di altri reati per accorgersi di quello che era successo. Nella confusione di quella notte, nessuno si sarebbe accorto dell'assenza della donna. Quel cortile aveva un solo accesso, e non c'era nessuna finestra al piano terra. Se il corpo non fosse stato trovato quella notte lui se la sarebbe cavata. Doveva in qualche modo bloccare la porta di ingresso al cortile. Si ricordò di aver visto una fotocopiatrice nel corridoio che portava all'uscita, e pensò che, piazzandola di fronte alla porta, avrebbe impedito a qualche curioso di scoprire l'accaduto. Spense la sigaretta sulla tastiera del laptop e uscì nuovamente dal suo ufficio.
"Giulio carissimo". Venne fermato a metà strada tra il suo ufficio e le scale dal presidente della Branch. Un uomo sulla settantina, con un doppio cognome e una vaga somiglianza con Cary Grant. "Vieni, ti stavo cercando". Lo fece entrare nel suo ufficio. Giulio ci era stato altre volte, ma quella sera gli sembrò più grande e più vuoto del solito. I compiti del presidente all'interno della banca si limitavano a qualche cena di rappresentanza, l'intervento conclusivo alle conventions e qualche intervista sui giornali economici. Il suo ufficio rispecchiava la sua attività. Un divano antico, una scrivania spoglia, una foto con il governatore della banca centrale.
Giulio Ciampa si sedette sul divano, accavallò le gambe, si sistemò il colletto della camicia.
"Abbiamo aperto la prima filiale in questo paese venticinque anni fa". Incominciò il presidente scartandosi una gomma da masticare alla nicotina.
"Siamo cresciuti insieme, noi siamo diventati la più grande Investment Bank del mondo, il paese è uscito dalla stagnazione per diventare una potenza economica del mondo occidentale". Giulio non riusciva a staccare gli occhi dalla finestra, si chiedeva se da lì fosse possibile vedere il corpo della donna.
"Hai fatto un grande lavoro, sei stato nominato country manager che avevi quanti anni? Trentasei giusto?"
"Trentacinque". Precisò Giulio soprapensiero.
"Giusto, trentacinque. In cinque anni sei riuscito a decuplicare le commissioni e siamo molto ammirati da questo" Giulio stava aspettando che il presidente la smettesse di leccargli il culo e arrivasse al punto. Rimase in silenzio.
"A New York hanno deciso di affidarti la direzione della sede di Dubai". Giulio annuì, aveva capito.
"Partirai domani mattina con il jet della banca" Giulio si sistemò sul divano, aveva capito.
"Al trasloco ci pensiamo noi, i primi tempi vivrai in albergo, nessun problema vero?".
Nessun problema, aveva capito. Giulio Ciampa si alzò, salutò il presidente con un cenno, cercò di farsi uscire un "grazie". Non ci riuscì. Uscì dal palazzo senza tornare nel suo ufficio, senza prendere il suo computer, senza controllare la situazione del cortile.
Le strade del centro erano deserte a quell'ora. Decise che sarebbe tornato a casa a piedi. Giulio Ciampa aveva capito. Gli Emirati Arabi non avevano accordi di estradizione con quel paese.
Se la sarebbe cavata.
Pensò alla donna e alla macchia di sangue nel cortile.
Se la sarebbe cavata.

